Un nemico silenzioso per la nostra pelle. Conoscere e scongiurare l'inquinamento indoor.
Non è solo lo smog delle città a lasciare il segno sulla pelle: anche l’aria che respiriamo negli ambienti chiusi può contribuire in modo significativo all’invecchiamento cutaneo, soprattutto nelle donne. A evidenziarlo è stata Serena Bonin, professore associato di Scienze Tecniche di Medicina di Laboratorio presso l’Università di Trieste, nel corso di un incontro organizzato dall’Associazione Trieste Solidale in collaborazione con l’Inner Wheel Club di Trieste presso il Circolo della Stampa. L’“inquinamento indoor” rappresenta una minaccia spesso sottovalutata: gli ambienti domestici e lavorativi possono contenere una miscela di contaminanti invisibili – tra cui composti organici volatili, particolato fine, fumo di sigaretta e residui di prodotti per la pulizia – che favoriscono la formazione di stress ossidativo a livello cellulare. Le donne risultano particolarmente esposte perché trascorrono mediamente più tempo in ambienti chiusi e fanno un uso più frequente di cosmetici e detergenti che possono reagire con gli inquinanti presenti nell’aria. Il risultato è un incremento di rughe precoci, perdita di luminosità e comparsa di macchie cutanee. Un ulteriore fattore di rischio è rappresentato dalla scarsa ventilazione degli ambienti moderni, con effetti non sono solo estetici che rendendo la pelle più sensibile e vulnerabile a infezioni e irritazioni. Le raccomandazioni? Aerare frequentemente gli ambienti, utilizzare purificatori d’aria, scegliere prodotti domestici e cosmetici meno aggressivi adottando una routine skincare ricca di antiossidanti.
