Le donne bellunesi raccontate da Miriam Curti
La scrittrice Miriam Curti in occasione dell'assemblea mensile ci ha guidate in un affascinante racconto sulle donne bellunesi a partire dal XV secolo. Le informazioni, ricche e interessanti, sono frutto di un attento lavoro di ricerca condotto tra archivi storici, comunali e parrocchiali della provincia di Belluno. Ci ha raccontato, ad esempio, come nel 1392 il pater familias avesse un potere assoluto sulla vita della moglie, dei figli e del personale domestico, e come per le donne accusate di infedeltà potessero esserci pene severissime, fino al rogo. Abbiamo scoperto anche come l’abbigliamento distinguesse chiaramente le donne nobili dalle popolane, rendendo immediatamente riconoscibile il loro ruolo sociale. Particolarmente interessante è stata la storia delle “ciode”, giovani lavoratrici stagionali che si recavano in Trentino: tra queste, Angelina Zampieri di quattordici anni, alla cui memoria è dedicata una piazza a Belluno, vittima di un uomo di 70 anni, e suo datore di lavoro, che si era invaghito di lei. Le donne svolgevano inoltre ruoli fondamentali nella società: erano levatrici, “erbere” esperte nell’uso delle piante officinali, ma anche artiste come Caterina Besarel, mecenati — si deve a una donna la fondazione del museo di Feltre — benefattrici e figure religiose come la Beata Vazza. Nonostante ciò, le chiese dedicate alle sante restano meno numerose rispetto a quelle dedicate ai santi. La serata si è conclusa con una piacevole cena in compagnia, a coronamento di un incontro interessante
