Incontro con l’antropologa Prof.ssa Marta Villa
Relatrice d’eccezione l’antropologa Prof.ssa Marta Villa, dell’Università di Trento che ci ha guidati in un vero e proprio viaggio nel tempo, partendo dagli albori dell’umanità, dai nostri antenati cavernicoli. Abbiamo scoperto come e cosa mangiassero, quali erano le loro abitudini ma, soprattutto come il cibo abbia influito sull’evoluzione della nostra specie, perché man mano che la dieta si arricchiva di nuovi nutrienti, cambiava la struttura morfologica del corpo e soprattutto del cervello. Di conseguenza cambiava anche il modo di interagire con il mondo circostante, diventando sempre più organizzato e articolato. L’uomo ha imparato ad addomesticare ciò che aveva a disposizione attraverso il suo intelletto. Ecco che il cibo pian piano inizia a perdere la connotazione prettamente energetica, comincia a non essere più l’elemento che tiene in vita il corpo ma assume un significato antropologico molto forte. L’essere umano scopre nuovi sapori, inizia a mescolare gli alimenti e fa un salto evolutivo: l’uomo è pure sempre un animale, ma è di certo l’unico essere che cucina. L’uomo si rende conto dell’importanza e della centralità di alimentarsi rispetto alla stessa esistenza, e inizia così a caricare questo gesto di significati culturali, che spesso si intersecano anche con altri aspetti sociali come la politica e la religione (ne è un esempio la cucina Kosher, in cui il collegamento tra cibo e regole religiose è fortissimo: è lo stesso Dio che dice all’uomo cosa è permesso mangiare e come mangiarlo). Più il tempo passa e più il cibo viene analizzato sotto aspetti sempre diversi, divenendo elemento di congiunzione tra l’uomo e il territorio, essendo rappresentativo delle peculiarità del luogo in cui nasce e identitario della comunità umana che se ne serve e che lo trasforma: ecco che il <
