2022 / 2023


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Musica e Resilienza, Relatrice la musicologa Paola Gallo Sala Congressi hotel Al Fogher

A Milano, durante la pandemia, in uno di quei giorni ormai senza tempo, le note nostalgiche di “O mia bela madunina” risuonano da una tromba dietro un’inferriata e per quasi un’ora allietano l’intero quartiere. L’evento diventa virale; con le dinamiche di un flashmob, alle sei di pomeriggio, artisti più o meno improvvisati si affacciano sui balconi, dando luogo a performance musicali e canore in segno di resilienza. La musica, così, oltre a suscitare emozioni e sentimenti, comunica messaggi: col suo effetto rilassante, la musica fa stare meglio modulando la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la tensione muscolare. Vivere a volte diventa molto faticoso per cui è necessaria una ragione per resistere e, molte volte, questa forza la si trova nell’arte. Questo, è il caso del musicista Ludwig Van Beethoven che all’alba dei suoi trent’anni si ritrova completamente sordo, proprio lui, che considerava il suono la ragione della sua esistenza. Non può più suonare ma può ancora comporre e nel 1824, a Vienna, si svolge la sua prima esibizione dell’Inno alla Gioia, composto in piena sordità. La creatività è la conferma che la sopravvivenza può trasformarsi in vita. Anche Enzo Bosso, tra i musicisti e compositori più influenti della sua generazione, ha continuato a suonare, comporre e dirigere e non ha mai smesso di sorridere fino alla fine. Storia di resilienza è anche quella delle sorelle Boulanger, in particolare quella di Nadia, discriminata al Prix de Rome in quanto donna. Per essere direttrice d’orchestra ha dovuto scardinare, nell’ambiente musicale, molti dei pregiudizi legati alle donne.