2018 / 2019


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“Dante maestro: la pedagogia di Dante”

Anna Maria, la nostra relatrice, cita inizialmente “Il filo infinito” di Paolo Rumiz che parla di San Benedetto e dei Benedettini che, nei tragici tempi seguiti alla caduta dell’Impero Romano e alle in-vasioni barbariche, fondarono, nel silenzio e nell’operosità, la civiltà europea sulle basi della tradi-zione ebraico – cristiana. Entrando nel vivo del discorso, riferisce l’interessante ipotesi sull’appartenenza di Dante ai Fedeli d’Amore, gruppo di poeti e letterati del suo tempo adepti all’Ordine del Tempio. A questo proposito si può ricordare la descrizione del Nobile Castello del Canto IV dell’Inferno che molti commentatori ritengono riproduca il Castello dei Templari, Chateau Pelerin, di Athlit. Altra conferma della conoscenza di Dante della sapienza templare sono i concetti da lui espressi che sembrano anticipare le più moderne teorie della fisica e della cosmologia (teorie di Tipler, Rie-mann, Hawking)“… da quel puntodipende il cielo e tutta la natura”. (Par. XXVIII) Questo legame si rileva ancora in Dante e nei poeti del Dolce Stil Novo, nei versi dedicati alle don-ne che non sono donne reali, ma aspetti della sapienza templare, così come i colori delle loro vesti. Dopo queste premesse, la nostra relatrice afferma che la Divina Commedia è l’opera educativa per eccellenza perché conduce il discepolo alla conoscenza e alla salvezza eterna. Il viaggio di Dante è un percorso educativo e pedagogico, è il primo obiettivo della Commedia: il pellegrino attraversa i tre regni dell’aldilà modificando le proprie idee, le proprie emozioni, le pro-prie convinzioni su se stesso, sulla vita, sul futuro, sulla politica, su Dio, creandosi una nuova sog-gettività, diventando Persona. Il viaggio modifica il viandante nel corpo e nello spirito, anzi costrui-sce un nuovo essere umano. Gli elementi fondamentali di questa azione sono la luce, che invade gradualmente il Purgatorio e il Para