CONFERENZA ARCHITETTO M. CRISTINA COPPA
Con piglio sicuro e garbato l’architetto Coppa dopo una breve considerazione sulle peculiarità della sua professione ci presenta un’interessante panoramica di alcuni suoi progetti di edilizia pubblica e privata. Svolgere la professione di architetto significa sia partire da un lavoro di analisi per riuscire a tracciare delle linee su un foglio sia arrivare fino a seguirne la realizzazione in cantiere. Ci si confronta perciò con tipologie di realtà che richiedono competenze globali ma anche, al fine di ottenere credibilità e apprezzamento soprattutto come donne, un approccio differenziato a seconda delle situazioni. Fin dall’inizio della sua carriera in Italia e all’estero, l’architetto ha sempre cercato che il proprio lavoro sia nell’edilizia privata che in quella pubblica creasse “emozioni”, con progettazioni personalizzate perché, sostiene, “non possiamo limitarci a disegnare linee, ma abbiamo il compito di creare bellezza perché di ciò si ha bisogno per vivere meglio. Occorre educare al bello e l’architettura non può prescinderne”. Per questo, dice, pur nel rispetto delle preesistenze e degli ambienti che progetta sceglie sempre una personalizzazione che diventi l’elemento caratterizzante di ogni intervento. Creare presuppone per la nostra relatrice ritrovare ed esplorare sé stessi. Ed è attraverso le numerose fotografie scattate durante i suoi viaggi straordinari in terre lontane che lei si ritrova, e cattura immagini uniche, vive emozioni, raccoglie suggestioni che poi trasfonde nella sua architettura. Perché, Lei stessa scrive, queste “immagini senza tempo…sono doni preziosi destinati a noi da sempre…coordinate e riferimenti precisi per tracciare le linee dell’esistenza…per un’anima leggera…Tutta l’architettura di una vita, gioia e dolore, lacrime e sorrisi, dare e avere deve essere necessariamente racchiuso nel peso di una piuma…per poter arrivare alla semplice felicità…”. Una bella relazione che ci ha fatto sognare e riflettere.
