Consegna del ricavato del Service
Una particolarissima serata, ricca di emozioni. In primis l’emozione dell’accoglienza di una nuova socia, Adriana Pontoglio. In secondo luogo la consegna del ricavato del service al dottor Fulvio Porta, primario del reparto di Onco-ematologia pediatrica degli Spedali Civili di Brescia. E poi il “cuore” della serata. Abbiamo avuto con noi Masal Pas Baghdadi. Una storia difficile e affascinante la sua , raccontata in A piedi scalzi nel Kibbutz, la sua autobiografia. Una vicenda di separazioni precoci, dalla madre e dalla famiglia , di reinserimento nella dimensione collettiva di un Kibbutz; e poi la nascita dello stato di Israele, l’adolescenza, l’amore, l’esperienza militare, la consapevolezza di volersi dedicare all’infanzia, di voler curare le ferite interiori dell’infanzia (“il buco nero dal quale mai si esce”, come disse Freud). In questa dimensione “curare gli altri”, come sempre, significa un poco “curare se stessi”, in particolare la piccola Tune, poi diventata Masal, che sempre sarà dentro di lei, talvolta ancora in fuga nella notte siriana. La tenacia della vita che risplende nello sguardo mediorientale di Masal ha creato un clima sospeso e quel racconto è stato proprio una celebrazione della vita che difende la vita, che trova sempre il modo di emergere, anche quando sembra sopraffatta dagli eventi. Cos’ha sostenuto l’energia vitale di Masal? Per certi versi forse la risposta è in quel titolo che Masal ha più volte sottolineato. “A piedi scalzi”, un gesto consapevole di piccola ribellione che riporta alla volontà di ciascun soggetto di sentire semplicemente l’energia di vita che viene dalla “terra”, la magica-tormentata terra di Israele. E al tempo stesso la “rete” della collettività, espressa dal Kibbutz; Masal non ha sperimentato soltanto l’abbandono, ma anche la protezione esercitata dalla Natura-Terra e dagli esseri umani uniti in un Kibbutz. E così è stata salva. Come voleva sua madre. E noi, uomini e donne di oggi, forse dovremmo ricordare.
