2016 / 2017


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Le chiese francescane a Venezia

È davvero possibile in una città sia pur speciale, ma visitata ogni anno da milioni di turisti, che si possano svelare ancora angoli, calli, campielli, palazzi e locali intimi ed autentici, con l’atmosfera d’un tempo? Sì, se seguiamo da vicino le tracce e i percorsi dei veneziani. La nostra amica Laura ci ha fa fatto conoscere la sua Venezia, ci ha portato in luoghi che sussurrano storie e leggende; ci ha parlato di civiltà e arte ma anche degli aspetti meno scontati della vita quotidiana. L’itinerario era molto suggestivo e contemplava le chiese francescane: la prima visita è stata alla Basilica dei Frari nella zona di San Polo, una delle più imponenti fabbriche gotiche di Venezia. Il secondo percorso ha riguardato la Chiesa di Santo Stefano che è la terza chiesa conventuale veneziana. Il campanile, molto alto, è caratterizzato da un'accentuata pendenza. Si trova in Campo Santo Stefano che è un ampio spazio aperto quasi al centro della città e uno dei più conosciuti campi. Circondato da numerosi e importanti palazzi, fra tutti Palazzo Morosini e Palazzo Loredan, è uno spazio scenografico a cielo aperto. Passeggiando lungo calli, campi e campielli, Laura ci faceva notare che molti dei bizzarri nomi che appaiono sui rettangoli in calce posti su ogni inizio di Calle o Rio, i “Nizioleti”, dipinti a mano su intonaci e muri, derivano da varie professioni che molto spesso erano presenti in quella zona. Curiosa poi la storia della Congiura del Tiepolo e della vecchia del mortaio. Sul balcone sovrastante alle Mercerie Meridionali, nel Sotoportego del Capello nero, si trova un rilievo marmoreo che ricorda la “dona del mortier” (mortaio). Sul pavimento una pietra con la data dell’avvenimento. Nel giugno del 1310, a Venezia, tre nobili ordiscono una congiura contro il Gran Consiglio. Una donna anziana, vedova e povera, salvò Doge. Richiamata dal tumulto e dalle grida, affacciatasi alla finestra, fece inavvertitamente cadere un mortaio sulla testa dell’alfiere, uccidendolo. I

Il fatto provocò la ritirata generale dei rivoltosi. Nessuna di noi, poi, sapeva che a Venezia si preparava la triaca, che era uno dei più famosi e richiesti preparati medicamentosi della Serenissima. La ricetta era segreta, e veniva preparata con erbe medicinali, preparati galenici e veleno di vipera dagli speziali veneziani in base ad una ricetta che si rifaceva a preparazioni dei greci e degli arabi. I veneziani sono una minoranza e non sono più loro a scegliere il destino di Venezia, ma è anche vero che senza di loro non vi sarebbe Venezia che abbiamo amato amiamo e voluto visitare.