Il fenomeno dei flussi migratori - parte prima
Il fenomeno dei flussi migratori. I migranti fanno paura? Relatore gen. Roberto Bernardini Treviso, 15/02/2017 Parlare di emigrazione è importante: è sentimento comune che questa emigrazione cambi le nostre abitudini tanto da essere percepita come fattore di instabilità sociale perché minaccia la nostra identità. Chi scappa da conflitti, persecuzioni, disastri ambientali, in genere, sceglie Paesi limitrofi come l’Italia. Certo, non si può affermare che 180 mila persone non rappresentino una questione allarmante. Al contrario, serve un dibattito serio, approfondito, a partire dai dati reali, con un'analisi che non ceda a buonismi da una parte, né a paure pregiudiziali dall’altra perché certe errate percezioni pesano all’interno del dibattito pubblico condizionando le strategie politiche. Se potessimo disporre di una conoscenza più aderente alle caratteristiche del fenomeno dell’immigrazione, le priorità pubbliche sarebbero finalizzate alla gestione del fenomeno piuttosto che sull’emergenza profughi. Clandestino, richiedente asilo politico, profugo economico migrante: come distinguerli uno dall’altro? Con quali criteri? C’è un vuoto nel nostro immaginario rispetto a ciò che spinge questi esseri umani a partire con ogni mezzo e ad affrontare tanti rischi. Le rotte dei migranti, gli hotspot, il dibattito su Schengen e sull’accordo di Dublino, le barriere antiprofugo: lasciare andare la storia o bloccare i fenomeni migratori? Queste le questioni poste dal relatore in una lucidissima analisi sull’argomento, partendo dall’asserzione che l’emigrazione oggi è un fenomeno virale, provocato da una gravissima crisi umanitaria con migliaia di profughi in fuga per estrema povertà. Bisogna uscire dall’emergenza e trovare il modo di gestire il flusso: nessun Paese ha mai accettato un’immigrazione indiscriminata. Negli USA, ma anche nei Paesi europei, in Australia, in Argentina, immigravano soltanto le persone secondo i flussi programmati. Come dosare problemi e risorse?
