2020 / 2021


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donne vittime di violenza

L’avvocato Maria Virgilio ci ha fornito, in un interessante incontro che ha riunito diversi club innerini, alcuni spunti di riflessione sul modo in cui il sistema giudiziario – penale e civile – si rapporta con le donne vittime di violenza di genere, attraverso esempi concreti tratti da sentenze e atti processuali. Il linguaggio usato dai tribunali mette in luce come i pregiudizi socio-culturali pervadano anche le aule di giustizia ed è pertanto necessaria una formazione specifica per affrontare queste problematiche. Un uomo che ha ucciso la moglie è stato assolto in quanto incapace di intendere e volere perché, secondo l’avvocato difensore, in preda a un “delirio di gelosia”. Quando si parla di violenza sulle donne si ha il dovere di scegliere con cura le parole da utilizzare sia nelle sentenze giudiziarie, così come in alcune cronache giornalistiche. Quando si descrive l’omicidio di una donna perpetrato dal coniuge o dal compagno come un “delitto passionale”, un gesto folle dovuto al “troppo amore” si tende ad attenuare la gravità del delitto, a giustificare la violenza, riducendola a episodica follia e ad azione imprevedibile o patologica. Bisogna quindi essere molto accurati quando si parla di violenza sulle donne, perché il cambio di marcia lo si fa attraverso una narrazione accurata e una scelta dei termini da utilizzare che deve essere precisa. La sentenza di assoluzione per delirio di gelosia da parte della Corte d’Assise di Brescia crea un gravissimo precedente nelle cause di femminicidio poiché avvalora la tesi che vede il femminicidio come l’epilogo di un ineludibile tragico destino di donna. In Italia viene uccisa una donna ogni 3 giorni, 4 su 5 dei killer sono conviventi: non serve celebrare la giornata contro la violenza di genere e inaugurare panchine rosse, se, davanti a un omicidio la pena non è certa! Perché il delirio di gelosia come motivazione per l’assoluzione è inaccettabile.